Poesia di Natale
Signore che ne dici se in questo Natale faccio un bell’albero dentro il mio cuore e ci attacco invece dei regali i nomi di tutti i miei amici?
Signore che ne dici se in questo Natale faccio un bell’albero dentro il mio cuore e ci attacco invece dei regali i nomi di tutti i miei amici?
Sottolineo volentieri una notizia che è uscita in questi giorni. I ragazzi italiani leggerebbero più dei loro genitori, soprattutto al nord. Ciononostante leggono sempre meno dei loro coetanei europei. Mi spiego: gli studenti europei familiarizzano più e meglio con le nuove tecnologie e con i siti internet. Secondo me non significa che leggano i libri stampati più dei nostri figli, ma ribadisco, sanno usare meglio le librerie on line. Tornando a noi italiani: nel 2007 le nuove tecnologie hanno avuto una crescita di penetrazione dal 35,6 al 38,8% nonostante il 60% di cittadini con più di tre anni abbia dichiarato non saper utilizzare ancora internet. Urge insistere e pungolare i responsabili perché le politiche in questo senso siano più incisive e maggiormente finanziate. Purtroppo in Italia la spesa universitaria per studente tra il 2001 e il 2005 è passata da 7.300 a 6.800 euro. La vicina Spagna, al contrario, è salita da 6.600 a 8.600 euro. Bisogna ridare alla lettura oltre che le dimensioni dell’istruzione anche quelle dello svago e della socializzazione. Con una puntina di malizia vorrei allegare un invito pressante all’editoria italiana perché immetta sul mercato libri di buona qualità, anche grafica, ma con prezzi decisamente inferiori. Mi riferisco non solo alle edizioni scolastiche ma a tutte quelle edizioni che in qualche modo permettono ai nostri figli di crescere in saggezza, in conoscenza del mondo e in approfondimento delle storie e delle culture internazionali. L’Associazione Italiana Editori ha scommesso sui giovani e le prime risposte sono già arrivate.
Esce in questi giorni la dodicesima edizione della mia agenda/diario "Tremenda voglia di vivere" dedicata quest’anno al tema dell’avventura.
Dopo mesi e mesi di silenzio che mi ero proposto sul caso Cogne negandomi più volte a Bruno Vespa, sono stato a Porta a Porta, per affrontare un tema per me molto delicato e che potrebbe inserirsi dentro al triste e penoso dibattito come elemento di riflessione positiva e progettuale.
Intendo parlare dei bambini dentro le carceri. La legge italiana prevede per le mamme che hanno figli da zero a quattro anni di tenerseli in carcere o affidarli. Dopo i quattro anni, se le mamme hanno percorso un congruo periodo dentro il carcere, possono ottenere o gli arresti domiciliari o gli arresti in strutture alternative al carcere dentro le quali vivere con i bambini.
Poiché nell’infanticidio di Cogne abbiamo un bambino ucciso e due bambini che stanno attraversando la loro infanzia nel peggiore dei modi e con già dentro le loro piccole storie più morte che vita, mi domando perché ancora una volta devono essere gli innocenti a pagare pesantemente i peccati e le colpe dei loro genitori.
Ne approfitto quindi della enorme notorietà che ha assunto la sig.ra Franzoni per rimettere sul tavolo le situazioni di tutti i bambini ancora in galera. La legge italiana deve trovare una via d’uscita perché le mamme scontino le pene, senza indulti, amnistie e grazie, però con i loro bambini in situazioni ad hoc già in parte esistenti.
Io ad esempio ne gestisco già due. Mi rifiuto perciò di continuare a parlare della innocenza o della colpevolezza di una madre che secondo Picozzi non ammetterà mai di aver ucciso. Usiamo una volta tanto un caso così delicato e così politico per ricavare una proposta operativa che se arrivasse domani sarebbe già in ritardo.
Permettete poi, come educatore, che vi dica quali sono i miei presentimenti circa le adolescenze di questi bambini che vivono nelle strutture carcerarie. Come ce la faranno pagare? Quali reazioni avranno contro la società e contro se stessi per un’infanzia così ingiusta?
L’ultima indagine Istat purtroppo aggiorna e peggiora il fenomeno di consumo di alcolici tra adolescenti. Preciso meglio: nonostante il consumo di alcol in Italia risulti stabile negli ultimi dieci anni, all’interno preoccupa la crescita tra i ragazzi di 13/15 anni.
Il 67% dichiara di bere dai due e quattro drink in una serata.
Secondo Emanuele Scafato dell’Iss, il 25% dei ragazzi e il 31% delle ragazze assumono più di due unità alcoliche a sera, soprattutto il sabato.
Tutti conosciamo quanto il periodo dell’adolescenza sia delicato con il fisico non ancora in grado di metabolizzare adeguatamente.
Non so se prendere come battuta e quindi ridere oppure come cosa seria e quindi piangere, a fronte di dichiarazioni che molti smetterebbero di bere ma solo se invitati ad un reality show in tv, o in cambio di grossi premi pecuniari.
Per continuare nella lettura dell’indagine, mi meraviglia conoscere che le donne laureate bevono di più di quelle con titoli inferiori. Inoltre che il 52% delle donne incinte non rinuncia al bicchiere. In Italia gli alcolisti sono circa un milione e mezzo e circa tre milioni e mezzo le persone che alzano il gomito più volte in un mese. Ogni italiano di età superiore ai 15 anni beve circa 105 litri di alcol, di cui circa 58 litri di vino, una bottiglia alla settimana e 33 litri di birra.
Torno alla fascia giovanile. Non credo sia sufficiente davanti all’esplosione di questo fenomeno aumentare la linea dura o abbassare l’età dell’accesso alle bevande.
Anche le campagne pubblicitarie servono poco. Qualche volta addirittura ottengono effetti contraddittori. L’alcol è entrato nella vita dei nostri ragazzi perché copre e riempie solitudini, disagi, paure. Che un sedicenne mi dica: "Bevo tanto, solo perché mi devo divertire", la reputo frase così assurda da obbligarmi ad inviperire contro quei genitori che a cena si bevono allegramente, con i bambini a tavola, una bottiglia di vino accompagnato dal digestivo dopo il caffè. Se non partiamo da lì, tutte le nostre fatiche saranno inutili.
Per ragioni tecniche, le pubblicazioni degli articoli dei primi mesi del 2008 non son state pubblicate.
Dall’ultimo rapporto sull’infanzia e l’adolescenza stilato da Eurispes e Telefono Azzurro, emerge una situazione preoccupante e inattesa. Sarebbero i figli e non più i genitori i nuovi tiranni nelle famiglie italiane. Mentre stavo beatamente chiacchierando, da anni negli incontri che facevo e nei libri che scrivevo, per convincere i padri a smetterla di fare i padroni, mi accorgo che dovrei operare una strategica marcia a ritroso, scavalcato da questa assurda nuova emergenza. Purtroppo la poca presenza e la sconfinata permissività dei genitori è un dato inconfutabile. Un altro dato altrettanto inconfutabile evidenzierebbe una balorda convinzione maturata nelle coppie moderne. I capricci sempre più assurdi, i regali da nababbi e le "paghette" quasi sindacali potrebbero compensare le loro assenze. Nel 2006 i genitori italiani hanno speso in soldini di fine settimana per i loro figli 5,2 miliardi di euro. Una Finanziaria! Spero che queste cifre si spendano soprattutto al Nord. Vorrei credere che, nonostante tutto al Sud gli adulti siano meno scialacquatori e svampiti. Non solo perché poveri.
Si è aggiunto nel frattempo un altro dato, non trascurabile. Tra le violenze raffinate e le nuove prevaricazioni, va elencato il cosiddetto fenomeno del cyber-bullying. I nostri ragazzi non sono strafottenti solo in casa ma sono feroci anche tra di loro. In seguito a questo giochi informatici il bullismo prende forma nell’invio di sms e di e-mail, oppure nella creazione di nuovi siti e nella diffusione di filmati e foto compromettenti sull’intera rete.Non so quanto sia verosimile il numero ma si stima che nel mondo circa 200 milioni di giovani siano vittime telematiche dei loro compagni.Mentre sto analizzando i dettagli del rapporto, mi scappa all’occhio il fatto della quindicenne pavese che schiaffeggia il professore.Il sottotitolo del giornale parla di violenta colluttazione in corridoio e di maglioni strappati. Mi auguro che come tanti altri articoli di cronaca, anche questo sia poco credibile e che il titolo del quotidiano abbia amplificato il "bucolico quadretto". Emergerebbe, dunque, dall’Ottavo Rapporto una generazione sedotta dal consumismo, affascinata dai videogiochi, computer, lettori mp3, sensibile all’alcol, bulla, immersa solo nel presente e trasformata dai genitori nella generazione dei cicciobelli-tirani. Non so se il Ministro Padoa Schioppa avesse letto in anteprima questo significativo rapportino il giorno che si permise di dare dei "bamboccioni" ai nostri giovanotti. Fatemi dire però (altrimenti non sarei don Mazzi) che non credo fino in fondo a quello che ho scritto. Voglio troppo bene ai ragazzi per non stimarli al di là e al di sopra di ogni Rapporto.
Un giovane prete emiliano qualche settimana fa ha rinviato la celebrazione della Cresima di 62 ragazzi, perchè non li ha ritenuti sufficientemente preparati. Questo sacramento esige nel momento più critico della crescita, una scelta cosciente nell’impegnativo percorso verso il cammino di fede.
Immagino lo stralunamento dei genitori rispetto all’improvvisa e clamorosa decisione. Mancavano solo pochi giorni alla cerimonia. Voglio essere malizioso oltre misura (e non chiedo scusa!), pensando ai parenti di ragazzi così maleducati e predisposti al turpiloquio. Si saranno agitati di più per la prenotazione alberghiera, per i vestiti griffati, per i regali abbondanti o per il pesantissimo giudizio formulato dal vice parroco sulla immaturità dei cresimandi? Certamente l’adolescenza, oggi, è più che mai esplosiva e incontrollabile. Porre la Confermazione in questa fase è tanto importante quanto problematico. La lunghissima esperienza pedagogica e catechistica della chiesa raramente sbaglia tempi e metodi, non so però se abbia tenuto conto di quanto è cambiato il mondo dei nostri ragazzi negli ultimi vent’anni. Se dovessimo usare i vecchi metodi nessuno dei nostri figli potrebbe considerarsi maturo per questo piccolo ma significativo evento. Chi lavora tutto il giorno, gomito a gomito con i dodicenni, ha capito che non deve lasciarci condizionale dalla loro esuberanza e spregiudicatezza.
Solo un mare di pazienza e un grande spirito di osservazione ci fa intuire la tempesta interna. Permettiamo che i puledri esauriscano la loro vivacità ed euforia. Già un grande educatore tempo fa diceva: "Chi gioca bene, prega meglio". Facciamoli scaricare tutto quel di più che inquina e disturba la loro capacità di concentrazione. Solo dopo scopriremo un terreno sufficientemente predisposto e con nostra meraviglia in grado di recepire messaggi evangelici. Comunque un gesto come quello del vice parroco di Finale Emilia ci può aiutare ad interpretare tante cose nuove e a metterle meglio in fila. Se non ho capito male qualche ufficio catechistico diocesano pensa di abbinare il sacramento della Cresima con quello dell’Eucarestia. Io non lo farei, proprio perché la crisi dei valori va battuta non scappando dai momenti critici, ma affrontandoli con tutti i rischi che ne conseguono.
Nei giorni scorsi una società sportiva del lodigiano ha voluto applicare le regole del cartellino anche ai genitori indisciplinati e litigiosi. Non è la prima volta che attorno ai campetti sportivi delle periferie, succedono fatti e fattacci molto simili a quelli che accadono nelle curve e sulle gradinate dei grandi stadi. Ceffoni, parolacce, insulti, maledizioni, striscioni offensivi, piovono a bizzeffe dai palchetti improvvisati dell’ultimo praticello dimenticato in una provincia sperduta. Mi sembra quindi giusto che incomincino a pagare non solo i figli, ma anche i genitori. Sono due le cose belle e nuove inventate da questa società del lodigiano. Ha portato dentro al recinto del campo le panchine affinchè i genitori possano sedersi e godersi la partita sotto l’attento controllo dell’arbitro, il quale, poveretto non solo deve controllare i 22 che giocano, ma anche le decine e decine di parenti esagitati.
Ringraziamo l’arbitro che ha accettato. Ecco le regole chiare proposte dalla società: proibito dire parolacce, buttare oggetti, fare gestacci, imprecare contro le sviste del portiere, contestare i guardalinee a suon di urla, alzare troppo la voce per incitare i beniamini. Chi sbaglia sarà ammonito o addirittura espulso. Anche qui i due cartellini: prima giallo e poi rosso. Immaginate un terzino destro che arriva a casa dopo che suo padre è stato sbattuto fuori dal campo? Che figuraccia. L’altra cosa che mi pare saggia e interessante è che se un genitore combinerà questi guai sarà punito solo lui e non il figlio che sta giocando in campo. Se queste regole le applicassimo in qualche altro campetto di periferia, forse le nostre domeniche sarebbero un po’ meno irrequiete e lo sport potrebbe tornare alle sue naturali configurazioni, che sono quelle della festa, del divertimento, della cavalleria, della correttezza, dell’accettazione serena dei verdetti. Lasciate che vi dica però, se da una parte sono contento per queste iniziative, dall’altra mi rattristo. Perché dobbiamo essere più preoccupati dei genitori che dei figli? Come può essere possibile che noi adulti siamo caduti così in basso da non saperci controllare, rischiando addirittura di inquinare anche il tempo libero dei nostri figli.
Dieci anni fa, ho inventato anch’io un diario scolastico. L’ho intitolato "Tremenda". Avevo capito che troppi ragazzi si stavano isolando, tagliando drasticamente ogni via di comunicazione con gli adulti, soprattutto se genitori. Rimaneva, come una zattera di salvataggio, la voglia di scrivere e di sfogarsi con quel piccolo arnese. Ai miei tempi veniva usato per segnare le interrogazioni e i compiti a casa. Oggi, fortunatamente o no, sembra rimanere l’unico amico, il confidente e l’altro canale, dopo la televisione (?), al quale consegnare le proprie turbolenze.